Negli ultimi anni la canapa è tornata progressivamente al centro dell’attenzione. Una pianta dalla storia antichissima, utilizzata per secoli per ottenere fibre, tessuti, corde, carta, alimenti e numerosi altri prodotti, oggi viene riscoperta anche attraverso una delle sue parti più caratteristiche: le infiorescenze.
Un interesse che riguarda più in generale l’intera filiera della canapa. Secondo i dati della Commissione Europea, nell’Unione Europea la superficie destinata alla sua coltivazione è cresciuta sensibilmente negli ultimi anni, accompagnata da una riscoperta delle sue numerose applicazioni e delle sue caratteristiche ambientali.
All’interno di questo universo, le infiorescenze rappresentano probabilmente la parte più riconoscibile della pianta. A prima vista possono sembrare tutte piuttosto simili. In realtà, dietro ogni fiore di canapa esiste un insieme di elementi che ne determina aspetto, profumo e caratteristiche: la genetica, il terreno nel quale cresce, il metodo di coltivazione, il momento della raccolta e persino il modo in cui viene essiccato e conservato.
Cosa sono le infiorescenze di canapa
Le infiorescenze rappresentano la parte della pianta in cui si concentrano molti dei suoi composti caratteristici.
Osservandole da vicino è possibile notare una superficie ricoperta da minuscole strutture resinose chiamate tricomi. È soprattutto al loro interno che la pianta produce e conserva cannabinoidi, terpeni e numerose altre sostanze che contribuiscono al suo particolare profilo botanico.
La composizione può cambiare considerevolmente da una varietà all’altra.
Alcune genetiche sviluppano fiori compatti e molto resinosi, altre presentano strutture più leggere e allungate. Anche le tonalità possono cambiare: accanto al verde più classico possono comparire sfumature gialle, arancioni e, in determinate varietà, persino viola intenso.
Non esiste quindi un’unica infiorescenza di canapa. Esiste piuttosto un universo di varietà differenti, ognuna con caratteristiche proprie, un pò come il mondo del vino, ogni fattoria produce vini che si distinguono per cultivar ma anche per metodi di coltivazione e processi di vinificazione.
Il ruolo della genetica
Una parte importante dell’identità di una pianta è già scritta nella sua genetica.
La selezione varietale influenza numerosi aspetti: forma del fiore, quantità di resina, rapporto tra i diversi cannabinoidi e composizione aromatica.
È un po’ ciò che accade con l’uva, il tè o il caffè. La materia prima appartiene alla stessa grande famiglia botanica, ma varietà differenti possono dare origine a esperienze sensoriali profondamente diverse.
Nel caso della canapa, questa diversità emerge soprattutto attraverso l’aroma, i terpeni.
Terpeni: l’identità aromatica della canapa
Aprendo un contenitore di infiorescenze, uno degli elementi che si percepiscono immediatamente è il profumo.
Può essere agrumato, erbaceo, floreale, resinoso, speziato oppure ricordare frutti maturi e note più terrose.
Gran parte di questa complessità deriva da queste molecole aromatiche naturalmente prodotte da moltissime specie vegetali.
Il limonene, ad esempio, è presente anche nella buccia degli agrumi; il pinene richiama le caratteristiche note resinose delle conifere; il linalolo si ritrova nella lavanda, mentre il mircene è presente anche nel luppolo.
La canapa può contenere combinazioni differenti di questi composti e proprio il loro equilibrio contribuisce a creare il profilo aromatico caratteristico di ogni varietà.
Per questo due infiorescenze con un aspetto apparentemente simile possono avere profumi completamente differenti.
La qualità nasce prima della raccolta
Quando si parla di qualità delle infiorescenze, l’attenzione tende spesso a concentrarsi sul prodotto finale. In realtà, buona parte del risultato viene determinata molto prima.
Il terreno, l’esposizione alla luce, la disponibilità di acqua, la nutrizione della pianta e le condizioni climatiche accompagnano l’intero ciclo di crescita.
Una pianta coltivata rispettando i propri tempi biologici può sviluppare in maniera più completa le caratteristiche legate alla propria genetica.
Anche per questo negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso metodi di coltivazione più rispettosi del suolo e dell’ecosistema, con un interesse particolare per pratiche biologiche, rigenerative e per una gestione più attenta della fertilità naturale del terreno.
La qualità di un fiore, quindi, non nasce solamente dalla varietà scelta: è il risultato dell’interazione tra genetica, ambiente e lavoro del coltivatore.
Outdoor, indoor e greenhouse: cosa cambia?
Le infiorescenze possono essere ottenute attraverso diversi sistemi di coltivazione.
La coltivazione outdoor avviene all’aperto e permette alla pianta di seguire il ciclo naturale delle stagioni, sfruttando direttamente la luce solare.
La coltivazione indoor, invece, si svolge in ambienti controllati nei quali luce, temperatura e umidità possono essere gestite con maggiore precisione.
Tra le due esiste poi la coltivazione greenhouse, cioè in serra, che cerca di combinare alcuni vantaggi dell’ambiente protetto con l’utilizzo della luce naturale.
Non esiste necessariamente un metodo superiore in assoluto. Il risultato dipende soprattutto dalla qualità della genetica, dalle tecniche adottate e dall’attenzione dedicata alle piante durante tutto il ciclo produttivo.
Raccolta, essiccazione e concia: il lavoro continua dopo il campo
Una buona coltivazione può essere compromessa da una gestione poco accurata delle fasi successive alla raccolta.
L’essiccazione è uno dei momenti più delicati.
Se avviene troppo rapidamente, il fiore può perdere parte della propria complessità aromatica; se viene gestita male, possono invece presentarsi problemi legati all’umidità e alla conservazione.
Per questo i produttori più attenti preferiscono generalmente processi graduali e controllati.
Dopo l’essiccazione può seguire una fase di affinamento, spesso indicata con il termine inglese curing. Durante questo periodo le infiorescenze vengono conservate in condizioni controllate affinché raggiungano maggiore stabilità.
È un processo poco visibile al consumatore, ma può fare una differenza significativa sul prodotto finale.
Infiorescenze di canapa e cannabis light: sono la stessa cosa?
Nel linguaggio comune, l’espressione cannabis light viene utilizzata per indicare prodotti e infiorescenze provenienti da varietà di Cannabis sativa caratterizzate da livelli di THC conformi ai limiti previsti dalla normativa.
Il termine “light”, quindi, non identifica una specie botanica differente.
La pianta rimane la stessa. A cambiare sono la varietà, il suo profilo fitochimico e le caratteristiche del prodotto ottenuto.
È una distinzione importante, perché aiuta a comprendere come dietro una definizione diventata ormai molto diffusa possa esistere una notevole diversità botanica.
Anche all’interno della stessa categoria si possono infatti trovare infiorescenze molto differenti per genetica, coltivazione, struttura, profilo terpenico e lavorazione.
Come riconoscere un’infiorescenza curata
Giudicare un fiore esclusivamente dall’aspetto può essere fuorviante. Colore, dimensione e compattezza sono certamente elementi interessanti, ma non raccontano da soli la qualità del prodotto.
Un’infiorescenza ben lavorata dovrebbe presentare un profilo aromatico riconoscibile e coerente con la varietà, una corretta gestione dell’umidità e una lavorazione accurata. Altrettanto importante è ciò che si trova dietro al prodotto: provenienza della canapa, metodo di coltivazione, lavorazioni successive alla raccolta e disponibilità di analisi.
In questo senso stanno acquisendo maggiore attenzione le realtà che seguono direttamente la filiera, dalla coltivazione fino al prodotto finale. È il caso di Green Organics Farm, azienda toscana che coltiva direttamente la propria canapa e punta su una gestione agricola attenta al terreno e ai naturali cicli della pianta.
Conoscere chi ha coltivato la materia prima e come è stata ottenuta permette di andare oltre l’aspetto dell’infiorescenza. La trasparenza della filiera diventa così uno dei criteri più utili per orientarsi tra prodotti che, almeno esteriormente, potrebbero sembrare molto simili.
Una pianta, moltissime espressioni
Parlare genericamente di canapa significa racchiudere sotto un unico nome una biodiversità sorprendentemente ampia.
Genetiche differenti, territori, tecniche agricole e profili aromatici possono trasformare profondamente il carattere delle infiorescenze.
Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti della riscoperta contemporanea della Cannabis sativa: tornare a osservare la pianta per ciò che è, comprendendo ciò che distingue una varietà dall’altra e il lavoro necessario per ottenere una materia prima di qualità.
Dietro un’infiorescenza non c’è infatti soltanto una percentuale o un nome commerciale. Ci sono una genetica, un terreno, una stagione e una serie di scelte compiute durante mesi di coltivazione.
Elementi che, insieme, raccontano molto più di quanto possa suggerire a prima vista un semplice fiore di canapa.



